Storia

Lo studio fotografico Belfiore innesta, sul territorio di Montalbano, le sue prime “stregonerie fotografiche” già nel lontano 1949. Allora non c’erano nè televisione e nè computer. “L’artigiano fotografo” aveva il suo bel da fare per superare la giustificata diffidenza verso un servizio che veniva considerato “d’èlite“. Le fotografie erano un bene di lusso e solo pochi si potevano permettere di farsi immortalare con un suggestivo ritratto.

Con grande determinazione e costante professionalità, tra i vapori di soluzioni chimiche ed il buio della camera oscura, il maestro Carmelo Belfiore è riuscito, superando le resistenze e lo scetticismo di molti, a far diventare la fotografia un giusto documento storico immortale da lasciare ai posteri. Si faceva la foto da inviare ai parenti in America, Australia o Germania, si aspettavano ricorrenze veramente importanti in cui aveva un ruolo ben preciso anche l’abbigliamento che, confezionato per un evento particolare (festa del 24 Agosto, del 2 Luglio, Natale o Pasqua) doveva essere documentato fotograficamente e con orgoglio mostrato a chi era lontano.

La giacca e la cravatta erano segno di evoluzione, sviluppo e distinzione, un messaggio di benessere ed agiatezza per chi era partito alla ricerca di fortuna. I particolari assumevano una valenza importante, come la penna nel taschino, l’anello d’oro (o dorato) al dito ed un  orologio in bella mostra. Solo dopo diversi anni la gente comune si convinse che poteva essere utile, e perfino doveroso, avere le foto che documentassero un evento importante come il Matrimonio. Lo studio fotografico Belfiore, incominciò così a realizzare i suoi primi servizi matrimoniali con ben cinque o sei foto (uscita della sposa, scambio di anelli, comunioni e torta in sala).

Oggi, a distanza di 59 anni, il nostro Studio fotografico si è lasciato, per forza di cose, corrompere dal digitale che, col suo poco rispetto dell’arte pura del fotografare, ha fatto emergere con forza il “pressapochismo” di un esercito di dilettanti forti solo della presunzione e delle conoscenze di editing esasperati. Si scattano le foto e se ne scattano tante, anzi tantissime,  non sempre, però, si ha la conoscenza dei rapporti diaframma-otturatore, nè diventa determinante conoscere la temperatura della luce o l’importanza dell’inquadratura. Come Giapponesi si fotografa tutto e, se qualcosa non va nello scatto, si rimedia col provvidenziale photoshop.

Calpestato e quasi misconosciuto il duro e travagliato percorso professionale, si ha oggi l’ardire di contestare l’operato di chi ha “scritto” la storia di una generazione attraverso l’obiettivo fotografico. Oggi il maestro Carmelo Belfiore gradisce il silenzio nel rispetto del suo operato in quanto gli onori manifestati con con palese ipocrisia feriscono la dignità di chi ha lavorato con grande amore e dedizione per il suo paese (adottivo), creando un “Museo fotografico” alla memoria del proprio figlio Eugenio, prematuramente scomparso. Il silenzio, anche e soprattutto, come riflessione per chi oggi presenta le proprie opere fotografiche in “purezza” senza contaminazione alcuna da post elaborazione.

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